Man Ray

Libérer la photographie
29.03 – 04.08.2024
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"Essere totalemente liberato dalla pittura e dalle sue implicazioni estetiche", ecco cosa fu il primo obiettivo confessato da Man Ray che esordì in quanto pittore. La fotografia costituiva una delle aperture importanti dell’arte moderna. Provocava una messa in discussione dei concetti della rappresentazione. Fu negli anni 1920 e 1930 che il medium fotografico si impose nelle avanguardie e che Man Ray si fece notare subito con la sua maestria. Ritrattista di studio, fotografo di moda, ma altresì artista sperimentale che ha esplorato i potenziali della fotografia con figure della propria cerchia, Man Ray appare come una figura dalle molteplici sfaccettature. Considerato uno dei maggiori artisti del Novecento, vicino al dadaismo, poi al surrealismo, fotografa tutta la cerchia artistica presente a Parigi nel periodo interbellico.

Mostra

Realizzata a partire da una collezione privata, la mostra esplora le tante conoscenze dell'artista e presenta alcune delle sue opere più emblematiche. Oltre a presentare un affascinante who's who dell’avanguardia parigina, le opere evidenziano altresì le innovazioni in materia di fotografia realizzate da Man Ray nella Parigi degli anni 1920 e 1930.

Artista

Realizza le sue prime fotografie a New York negli anni 1910 ma è a Parigi che la sua carriera prende il volo. Ancora prima di aprire il proprio studio nel 1922 a Montparnasse, Man Ray opera per un anno nella sua camera di albergo. La fama del fotografo cresce. Presto lo studio di Man Ray è sommerso di ordini. Alle fotografie di moda si aggiungono i ritratti delle figure artistiche dell’epoca che fanno risplendere Parigi : Marcel Duchamp, conosciuto a New York nel 1915 e che l’ha introdotto presso l’élite artistica parigina, Robert Delaunay, Georges Braque, Alberto Giacometti, Pablo Picasso, sono tanti i pittori a posare per il fotografo. Tra i suoi ritratti, troviamo altresì le ballerine dei Balletti russi o gli invitati al ballo dato dal conte di Beaumont.

Man Ray ha saputo inserirsi nel cuore dell’intelligentsia parigina dei ruggenti anni 20 sin il suo arrivo a Parigi durante l’estate del 1921. E’ in questo contesto che fa la conoscenza di Jean Cocteau, anch’egli con molte relazioni, André Breton e anche Francis Picabia, Joan Miró, Salvador Dalí, Henri Matisse e Max Ernst. Incontra altresì Gertrude Stein, Virginia Woolf, Igor Stravinsky, Ernest Hemingway, Arnold Schoenberg e James Joyce di cui fa il ritratto per la libreria anglo-americana Shakespeare and Company. Man Ray non si è accontentato di far posare delle celebrità nel suo studio o di esplorare il genere del nudo femminile, lavorando con quelle che considera le sue muse, quali Lee Miller, Kiki de Montparnasse, Meret Oppenheim o Adrienne Fidelin.

Processo creativo

Man Ray ha altresì sperimentato la camera oscura, trasformando il medium fotografico in un potente strumento di espressione artistica, ed arriva persino al punto di eliminare l’utilizzo della macchina fotografica quando comincia a creare nel 1921-1922 i suoi fotogrammi, che chiama le “rayografie “ a partire dal suo nome. Spiega allora che il suo procedere in una camera oscura con la luce gli consente di liberarsi dalla pittura tanto che è convinto della potenza visiva delle proprie sperimentazioni. Sempre negli anni 1920, si cimenta nell’immagine in movimento e realizza quattro film. Il ritmo e la libertà conferitigli dal cinema completano allora la sua produzione fotografica, che vede inoltre una stretta relazione tra il film e la poesia. E’ il motivo per cui aggiunge al suo film Emak Bakia (1926) la dicitura di “cinepoema”. Negli anni 30, senza mai abbandonare il ritratto, si cimenta in altre tecniche : la solarizzazione, la sovrastampa ed altre distorsioni.

Sin dal suo esordio, la fotografia va oltre un semplice processo di riproduzione. Per Man Ray, le immagini non sono scattate in modo fugace, ma accuratamente realizzate al chiuso. A differenza di Henri Cartier-Bresson che predilege il gesto spontaneo e vede nella strada un campo di gioco privilegiato, Man Ray compone e allestisce le proprie fotografie. Lo studio gli fornisce uno spazio che gli consente di esplorare il proprio immaginario. Ritroviamo nella sua opera alcuni dei temi cari ai surrealisti : la femminilità, la sessualità, la singolarità, il confine tra sogno e realtà. I suoi studi di nudi si iscrivono nelle ricerche artistiche che sviluppa in stretta collaborazione con le sue compagne, che, come lui, appartengono alla scena artistica parigina. Kiki de Montparnasse – la donna raffigurata nel Violino d’Ingres con delle effe di violino disegnate sulla schiena – si chiamava Alice Prin ed era una ballerina, cantante, attrice e pittrice, che posava per artisti quali Chaïm Soutine e Kees van Dongen. Lee Miller, un’americana originaria di New York come lui, aveva iniziato una carriera di modella negli Stati Uniti ma voleva passare dall’altro lato della macchina fotografica. A 22 anni, fa la conoscenza del fotografo a Parigi nel 1929 e partecipa alle attività dei surrealisti. Più che una musa, diventa la sua collaboratrice e si cimenta al suo fianco nella fotografia. Insieme, scoprono la tecnica della solarizzazione. Un’altra artista con cui Man Ray intrattiene una relazione professionale e sentimentale, è la svizzera Meret Oppenheim, che era all’epoca legata alla cerchia dei surrealisti, prima di proseguire una carriera artistica in modo indipendente.

Man Ray amava la libertà conferitagli dalle sue creazioni fotografiche mentre i ritratti e la fotografia di moda gli consentivano di guadagnarsi da vivere. E’ nel suo studio che si getta in varie sperimentazioni visive. I suoi ritratti realizzati in maniera relativamente classica dimostrano non solo il suo successo commerciale, ma anche la sua grande socievolezza. Gli artisti di Montparnasse, i surrealisti, le persone della moda o della notte, i mecenati, gli americani a Parigi, tutta l’élite artistica passa dal suo studio, come fu il caso per Nadar nell’Ottocento. A quasi cinquant’anni dalla morte di Man Ray, le sue fotografie continuano ad affascinare. Il suo impatto sulla storia del medium fotografico è indiscutibile e i fotografi tanto importanti quanto Berenice Abbott, Bill Brandt o Lee Miller impareranno la fotografia al suo fianco. Man Ray rimane uno dei fotografi più famosi del Novecento. Non ha mai smesso di creare, senza preconcetti né costrizioni.

PLATEFORME 10 CELEBRA I 100 ANNI DEL SURREALISMO

Nel 2024, i tre musei di Plateforme 10, il MCBA, il Photo Elysée e il mudac si uniscono per una stagione surrealista eccezionale.

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Testo di esposizione

Partner

L'esposizione è supportata dalla Loterie Romande, dalla Fondation Le Cèdre, dalla Fondation ARPE, dal Le Cercle de Photo Elysée e dall'Ufficio federale della cultura (UFC).

La Stagione del surrealismo riceve il sostegno della Loterie Romande.